Storia postale del granducato di Toscana

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Granducato di Toscana
Storia postale
Prima emissione
Seconda emissione
Governo provvisorio
Segnatasse

A cura di Luigi M. Impallomeni

Indice

Cenni sul periodo prefilatelico

All'indomani del Congresso di Vienna tenutosi nel 1815, l'Italia , fino ad allora in buona parte unificata sotto l'egida Napoleonica ed inquadrata nell'organizzazione postale dell' Impero, si presentò nuovamente divisa in vari Stati ognuno dei quali con una propria normativa postale. Poiché il francobollo non esisteva ancora, veniva indicato sulla lettera, tramite bolli od indicazioni manoscritte, il tipo di spedizione, che poteva essere:

  • In porto pagato, cioè con tassa corrisposta dal mittente al momento della spedizione, come avviene ancora oggi, indicato con un frego diagonale a penna sul frontespizio e/o con l'indicazione " franca " , e/o con l'importo pagato segnato sul retro;
  • In porto dovuto, quando il pagamento della tariffa, segnato sul fronte della lettera, era lasciato a carico del destinatario. Questo sistema era il più praticato, ma il destinatario poteva non ritirare o rifiutare la missiva e così non corrispondere il relativo porto; inconveniente di non poco conto per un'amministrazione postale;
  • In franchigia, prevista per l' Amministrazione e le Istituzioni pubbliche, che, per goderne, doveva portare al recto e/o al verso l'apposito bollo indicante il soggetto che ne aveva diritto.

Quando la corrispondenza avveniva con un altro Stato non convenzionato postalmente, o lo attraversava, il costo della missiva era normalmente pagato dal mittente fino al confine, mentre il destinatario provvedeva a corrispondere la tassa dal confine al proprio domicilio.

Per ovviare a questi inconvenienti e complicazioni, gli Stati da un lato provvidero a stipulare convenzioni postali fra loro, dall'altro accolsero il nuovo sistema che prevedeva il preventivo pagamento della tariffa mediante il francobollo, ideato e realizzato per la prima volta in Inghilterra nel 1840.

La convenzione con l'Austria ed i suggerimenti di questa amministrazione

Tra gli Antichi Stati Italiani il Granducato di Toscana si adeguò tra i primi al nuovo sistema anche per il legame esistente allora con l'Impero Austriaco, che nel luglio 1850 aveva emesso i suoi francobolli.

Il Granducato fu invitato ad entrare nella Lega postale austro-germanica e la stessa direzione delle poste austriache, oltre a sollecitare il governo di Firenze, inviò dettagliate informazioni sul metodo di fabbricazione, sui mezzi occorrenti e sui sistemi di stampa adottati , proponendosi essa stessa per la stampa.

Il 5 dicembre 1850 fu quindi firmata la convenzione postale tra il Granducato di Toscana e l'Austria che prevedeva la prima emissione di francobolli per il 6 marzo 1851, giorno in cui doveva essere attuata la convenzione stessa . Il 27 agosto 1850, tramite il direttore delle poste Lombardo-Venete in Firenze Sig. Giuseppe Huber, l'amministrazione Postale Austriaca rispondeva alla lettera inviata in data 27 luglio dalla Sovrintendenza Generale delle Poste del Granducato.

L'Imperiale Reale Direzione Generale delle Comunicazioni
Vienna, 27 agosto 1850
Per ordine del direttore generale Herz
In relazione al di Lei foglio 27 luglio La invito di comunicare quanto segue al R.. Soprintendente Generale delle Poste in Firenze in risposta ai quesiti della medesima a Lei diretta.
L'Amministrazione Postale Austriaca fra i metodi fino a ora usati per la confezione dei bolli da lettera, per molte ragioni prescelse la via tipografica.
Io mi astengo dall'esporre esattamente le ragioni per le quali non venne adottato sia il metodo inglese della confezione di bolli da 1 e 2 penny, né l'applicazione delle piastre Kjderografiche messo in pratica nel Regno del Belgio, né la confezione con la stampa " a la Congreve " di cui si servono gli inglesi per la produzione dei bolli di maggior importo, e non dubito che il modo delle confezioni austriache non tarderà a trovare imitazione, tanto per la sua semplicità quanto per la modesta spesa di acquisto.
Dopo che fu eseguito da un disegnatore un abbozzo delle insegne ad aquila (Emblema prescelto dall'I.R. Ministero) perfettamente della grandezza fissata per i bolli da lettera, e dopo che fu compiuto il medesimo disegno dallo stesso disegnatore anche in grandi dimensioni contenenti i dettagli del disegno, un incisore intagliò il conio in acciaio; da questi poi vennero eseguite le matrici e da queste ultime fatte n° 10 impronte nelle quali vennero immessi i rispettivi numeri del valore di ogni bollo.
Dopo questa importante lavorazione, prodotte le seconde matrici in via galvano-plastica che servono per la fusione dei bolli. Ogni bollo è confezionato con ordinario materiale fuso. I tipi in questo modo fabbricati vengono poi posti in una forma ordinaria tipografica in numero corrispondente alla grandezza del foglio intiero e, dopo esatta preparazione della forma ed aggiustamento del torchio, si effettua lo stampa nel modo solito.
L'ingommare con colla animale, l'asciugare, l'apprestare ed il tagliare gli importi più piccoli (ogni foglietto contiene 60 pezzi) viene eseguito da un legatore di libri, e tutte le operazioni sino alla consegna per la vendita hanno luogo nell'Imperiale stamperia dello Stato.
Dal qui annesso prospetto Lei vedrà le precise spese della confezione dei bolli, calcolato tanto per un singolo foglio quanto per 1.000 che per 1.000.000 di bolli da lettera.

Nella stessa lettera veniva inoltre indicati il metodo e le precauzioni da usare nella produzione e si precisavano le spese necessarie per la "confezione dei bolli" quantificate in Lire toscane 600 , escluso le spese di trasporto, per la stampa di n° 1.200.000 francobolli, quantitativo previsto per il consumo di oltre un anno in tutto il Granducato, pari ad un settimo di denaro per ogni esemplare. Le Poste del Granducato calcolarono però che , se stampati in Firenze, i francobolli avrebbero avuto un costo inferiore , pari ad un decimo di denaro. Il 5 dicembre 1850 venne quindi sottoscritta una Convenzione Postale tra il Granducato di Toscana e l'Impero Austriaco; il Granducato di Toscana entrò così di diritto della Lega Postale Internazionale che, con l'introduzione del francobollo, permetteva all'Amministrazione Postale di garantirsi una comoda riscossione anticipata del servizio, anche se l'invio della corrispondenza " in porto dovuto "coesistette per qualche tempo con il nuovo sistema.

Il leone d'Etruria coronato

Si accelerarono pertanto i tempi ed al Granduca di Toscana Leopoldo II furono sottoposti vari soggetti tra cui il giglio di Firenze, le armi granducali di Toscana ed il marzocco fiorentino meglio conosciuto come "leone di Etruria coronato" ; in data 21 dicembre 1850 il Granduca fece una saggia scelta, evitando di imporre ai sudditi il proprio stemma e la propria effige, come si legge nella lettera al Soprintendente Generale delle Poste Cav. Comm. Giuseppe Pistoj:

S.A.I.R. approvando che la fabbricazione dei francobolli, che dovranno andare in opera con l'attivazione del nuovo sistema postale, si faccia a Firenze con tutte le dovute cautele, ha altresì ordinato che portino per impronta il " Leone di Etruria coronato ".
Quanto dovevo a Vostra Signoria Illustrissima a risposta della di Lei relativa partecipazione in data del 18 cadente e per il dovuto regolare adempimento passo a segnarmi con distinti ossequi.

Di Vostra Signoria Illustrissima
Il Ministro delle Finanze
G. Baldasseroni


Stamperia

A questo punto era necessario decidere ove installare la stamperia dei francobolli e in un primo momento la scelta si indirizzò per la Stamperia Granducale ma poi, anche a seguito delle indicazioni giunte dall'Austria , furono utilizzati alcuni locali della Soprintendenza Generale delle Poste situati in Piazza del Granduca (P.zza Signoria), come si ricava dalla lettera inviata il 23 dicembre 1850 al direttore dell'Ufficio Postale di Firenze :

Essendo stato da S.A.I.R. il Granduca di Toscana approvato, con risoluzione del 21 del corrente, che la fabbricazione dei francobolli sia eseguita in Firenze, piuttosto che all'estero e essendo quindi necessario approntare il più presto possibile in questo stabile due stanze per il confezionamento e deposito dei medesimi, in mancanza di altro locale trovo indispensabile pregarLa a ordinare che vengano rese libere le stanze di questa Generale Soprintendenza che fino ad ora avevo potuto porre a disposizione di codesta Direzione principale e prevenendola che ciò potrà farsi con comodo, ciò perché il legnaiolo non porrà mano fino a mercoledì, ma è già possibile disporre la scaffalatura che da una stanza dell'archivio alto, nella quale sarà collocato il torchio, deve essere rimessa ora nella stanza da Lei lasciata.

Incisione

Occorreva inoltre provvedere alla incisione del conio e di ciò fu incaricata la Zecca Granducale che affidò l'incarico al migliore dei suoi incisori, il sig. Giuseppe Niderost , come risulta dai documenti conservati all'Archivio di Stato e come si riscontra nel seguente documento:

A Sua Eccellenza il Segretario di Stato Ministro delle Finanze
Firenze, 2 gennaio 1851
Oggetto: Incisione del conio per francobolli.

Eccellenza,
L'incisione in acciaio del conio per francobolli non poteva convenientemente affidarsi ad altri che al Signor Niderost incisore della Regia Zecca, a questo è stato oggi consegnato il disegno ma ha dichiarato che avendo tra le mani un lavoro di importanza datogli da Sua Eccellenza il Ministro della Guerra, non potrebbe senza il beneplacito del medesimo interromperlo e occorrerà per finirlo circa quindici giorni.
L'Eccellenza Vostra conoscendo quanto sia urgente aver presto pronto il conio di questi, vorrà interessarsi perché il Signor Niderost riceva dall'Eccellenza Vostra l'autorizzazione di interrompere il citato lavoro per incominciare e finire con la dovuta speditezza quello che deve servire per questo Dipartimento, che oltre a essere anch'essi di molta importanza sono di urgenza massima.

Carta

Ora l'Amministrazione Postale doveva approvvigionarsi di carta con speciale filigrana a garanzia di possibili falsificazioni. Il Soprintendente Generale delle Poste Pistoj trova una veloce ed economica soluzione del problema che illustra in una lettera del 31 dicembre 1850 al Ministro delle Finanze G.Baldasseroni:

Occorrendo ordinare la carta per la stampa dei francobolli, la quale conviene che sia appositamente confezionata, e destinata, per rendere più difficile la contraffazione dei francobolli medesimi, questa generale soprintendenza crederebbe potessero servire all'uopo alcune forme usate già per la fabbricazione della carta dell'uffizio del bollo e del registro del Granducato di Lucca; le quali, quasi nuove, si trovano inoperose, con varie altre, in un magazzino di questa amministrazione generale del registro, e che presentano alcune linee longitudinali, ben marcate, con dodici corone ducali, regolarmente distribuite sulla loro superficie.
Quando l'Eccellenza Vostra non abbia nulla da osservare in contrario, potrebbe dare facoltà, il più presto possibile, al Direttore Generale dell'Amministrazione predetta, di cedere a questo dipartimento le forme sopra accennate, sulle quali, quando fosse opportuno, potrebbe anche facilmente farsi qualche modifica.

Fu incaricata della preparazione della carta filigranata la cartiera Cini che provvide ad adattare le forme alle necessità della Direzione delle Poste aggiungendo a quelle originali quattro linee longitudinali onde non lasciare troppi spazi senza filigrana.


Qualche giorno di ritardo

Tutto sembrava pronto, ma non si poteva aver certezza ancora di onorare la data del 6 marzo 1851, fu richiesto pertanto all'Amministrazione delle Poste austriache un breve rinvio:

A Sua Eccellenza il Consigliere Segretario di Stato Presidente del Consiglio dei Ministri.
Il Ministro delle Finanze del Commercio e Lavori Pubblici.
Firenze, 30 gennaio 1851
Oggetto: Convenienza di rimandare al 10 aprile l'attuazione della Convenzione Postale Tosco-Austriaca.

Eccellenza.
Manca circa un mese al 6 marzo, giorno nel quale dovrebbe essere attuata la Convenzione Postale Tosco-austriaca, e questa Generale Soprintendenza ha avuto il tempo di formarsi l'idea esatta dell'ampiezza delle varie disposizioni che occorrono perché tale attuazione possa essere convenientemente fatta.
Fu eseguito il disegno del francobollo, ... ... ma non è ancora fatta la matrice occorrente, ... .
La forma per la carta è già stata modificata ... ma le risme che ci occorrono per la stampa non potrebbero essere pronte prima della metà di febbraio.
E' stata disposta la stanza per uso della stamperia ma non è ancora comprato il torchio e le altre macchine e utensili necessari ... .
E' stata preparata anche la stanza per l'Ufizio dei francobolli, ma mancano i 2 impiegati che devono occuparla, ... .
Bisogna preparare e pubblicare le nuove tariffe e regolamenti postali ... ... occorre preparare le minime istruzioni occorrenti per gli Ufizi postali ... .
Il bisogno di preparare e dare per tempo tutte le suddette disposizioni e molte altre, consegue la necessità di chiedere al Governo Austriaco di rimettere almeno al primo di aprile l'attuazione della detta Convenzione e credo che il medesimo non mancherà di accordarci tale dilazione ... .

L'Amministrazione Austriaca accordò il rinvio accettando la data del 1º aprile 1851, nelle poche settimane rimaste si lavorò alacremente tanto che l'Arcivescovo di Firenze concesse agli stampatori della Soprintendenza delle Poste di lavorare anche nei giorni festivi, a condizione "che ciò si faccia udita prima la S. Messa con ogni ritiratezza, senza verun disprezzo, e rimossa alcuna occasione di scandalo".

Prima emissione

Il 19 marzo 1851 furono rifornite tutte le direzioni postali dipendenti che provvidero a distribuire agli uffici postali del Granducato i cinque valori previsti:

1 Soldo di colore giallo;
2 Soldi di colore rosso chiaro (fuori corso dal 20 ottobre 1852);
2 Crazie di colore celeste;
4 Crazie di colore verde scuro;
6 Crazie di colore turchino. 

La data di consegna dei valori agli Uffici Postali trova conferma in una ricevuta della Direzione delle Poste di Arezzo, alla quale furono assegnati i seguenti valori:

Fogli 13 da un soldo;
Fogli 13 da due soldi;
Fogli 18 da due crazie;
Fogli 26 da quattro crazie;
Fogli 37 da sei crazie.

Nella bolla di consegna vi erano indicati anche altri valori non emessi come : 1 quattrino, 2 quattrini e 8 crazie.

Più tardi, il primo luglio del 1851, per esigenze di affrancatura, vennero emessi nuovi valori:

1 Crazia di colore carminio;
9 Crazie di colore bruno viola. 

Nel 1852 le tariffe e le convenzioni con gli altri Stati obbligarono le Poste Granducali ad aggiungere altri due valori :

1 quattrino di colore nero, il 1 settembre e
60 crazie di colore scarlatto, il 1 novembre.

Seconda emissione

Nel 1857, essendo quasi terminate le scorte di carta filigrana con le 12 corone ducali, le Poste Granducali provvidero a stampare i francobolli con nuova carta all'uopo ordinata, bianca, con filigrana a losanghe intrecciate attraversate trasversalmente dalla scritta " I I E R R PO S T E T O S C A N E ", che diversamente dalla precedente, copriva completamente tutto il foglio.

Gli stereotipi adoperati, benchè oramai usurati ed ammaccati, furono gli stessi usati precedentemente, con i colori uguali, ma che per effetto della carta bianca prendevano tonalità diverse dalla precedente carta colorata in azzurro. I nuovi francobolli furono immessi via via che finivano le scorte stampate con la vecchia carta, pertanto non esiste, di questi, un primo giorno di emissione ma alcune date accertate:

6 crazie di colore azzurro chiaro, nel marzo 1857;
4 crazie di colore verde, nel giugno 1857;
1 quattrino di colore nero, nel giugno 1857;
1 soldo di colore ocra, nel luglio 1857;
2 crazie di colore azzurro, nell'agosto 1857;
1 crazia di colore carminio, nell'ottobre 1857. 

Nel 1859, dopo la partenza del Granduca Leopoldo II, il 28 aprile, durante il Governo Provvisorio ed in attesa dell'emissione dei nuovi francobolli con lo stemma sabaudo, finirono le scorte del 9 crazie, che fu ristampato nel luglio, di colore bruno lillaceo, con la nuova carta e filigrana. Non fu invece necessaria la stampa del 60 crazie perchè furono utilizzate le scorte della prima emissione sino alla fine del 1859.

Articolo a cura di Luigi M. Impallomeni

Bibliografia

  • Archivio di Stato di Firenze;
  • Atti delle Manifestazioni celebrative del centenario dei primi francobolli di Toscana
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