Olimpiadi invernali Cortina 1956

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Dal bollettino illustrativo n.19 del 1956

I giochi olimpici invernali stanno al complesso dell'olimpiade, antica e moderna, come l'Oceania sta agli altri continenti. Mi si perdoni questa innocente similitudine, di cui mi valgo per attribuire alle gare olimpiche della neve e del ghiaccio quell’aggettivo nuovissimo ch’è geograficamente attribuito del continente australiano, nei rispetti del nuovo che assegno all’olimpiade moderna o «decoubertiana» e dell’antico, ch’è peculiare dei veri «giochi di Olympia».

I giochi d’inverno sono dunque gli ultimi venuti nel dilettoso mondo dello sport. Sulla fine del secolo scorso, quando le olimpiadi rinacquero, grazie alla fervida attività del barone Pierre Fredy de Coubertin, gli sport della neve e del ghiaccio erano appena in fasce, tranne in quei paesi di Scandinavia dove forse nacquero e dove furono considerati a lungo quasi alla stregua di un genere di monopolio.

È proprio in questa forma di gelosia che sono racchiuse le ragioni intime del ritardato avvento dei giochi d’inverno.

Se difatti appare logico che nel 1896 non si potesse ancora pensare a gare di sport invernali, particolarmente ad Atene, se ancora può sembrare giustificata la loro mancata inclusione nel programma della II e della III olimpiade, per le vicissitudini e il lungo travaglio elaborativi della loro organizzazione, desta in cambio legittimo e giustificato stupore la completa assenza di gare invernali dal programma 1912 di Stoccolma, una delle tre capitali di questi sport, dopo che gare olimpiche di pattinaggio su ghiaccio avevano avuto luogo nel 1908, a Londra, riportandovi il più schietto e più promettente dei successi.

L’ostilità dei nordici contro un ciclo olimpiaco invernale era motivata dall’esistenza dei giochi nordici e dall’importanza basilare ch’essi avevano raggiunto nel mondo degli sport invernali. L’olimpiade bianca avrebbe detronizzato (e così è stato, in effetti) i giochi nordici dal loro rango di più grande manifestazione mondiale, nel campo di questi sport. Di qui, il «veto» alla qualifica di «olimpiaci», per i primi giochi invernali, che furono disputati nel 1924, sulle nevi francesi di Chamonix. Già in precedenza, peraltro, oltre le gare di pattinaggio dell’olimpiade di Londra (1908) s’erano avute effettive gare olimpiche di pattinaggio e di hockey su ghiaccio all’olimpiade di Anversa (1920).

Ma popoli come gli scandinavi, che già nutrivano una piena e schietta fede olimpiaca «estiva», non potevano restare a lungo sordi all’appello olimpiaco del mondo sportivo invernale; e nel congresso del C.I.O., tenuto a Praga nel 1925, non soltanto i giochi invernali furono ufficialmente istituiti, ma venne altresì, con effetto retroattivo, riconosciuta la qualifica di «olimpiaci» anche ai giochi di Chamonix, disputati l’anno precedente. Da allora, i giochi invernali sono divenuti parte integrante dell’olimpiade moderna. In un primo tempo venne riconosciuto al paese organizzatore dei giochi estivi un diritto di opzione sull’organizzazione dei giochi invernali; ma nel secondo dopoguerra questo diritto è scomparso dalla regolamentazione del C.I.O.

La II edizione dei giochi invernali ebbe luogo a Saint Moritz, Svizzera, nel 1928, in quanto l’Olanda, organizzatrice dei giochi estivi (Amsterdam), rinunciò al diritto di opzione. Così non fu invece nel 1932 e nel 1936, poiché Stati Uniti e Germania, ospitanti dei giochi estivi – 1932, Los Angeles; 1936, Berlino – chiesero ed ottennero anche l’organizzazione dei giochi invernali, che ebbero così luogo a Lake Placid (III edizione) e a Garmish-Partenkirchen (IV edizione).

La guerra cino-giapponese costrinse il Giappone a rinunciare all’organizzazione della V edizione, assegnata a Sapporo, nella nordica isola nipponica di Hokkaido, sempre in virtù del diritto di opzione (l’olimpiade 1940 avrebbe dovuto svolgersi a Tokyo). Il C.I.O. corse ai ripari, assegnando le prove estive a Helsinki e quelle invernali a Oslo; ma il successivo scoppio della seconda grande conflagrazione mondiale mandò tutto in fumo. Terminato il conflitto, lo sport fu la prima attività umana che risorse trionfante nel mondo, contribuendo in misura predominante alla distensione internazionale. Londra ottenne l’organizzazione dell’olimpiade 1948, ma – come Amsterdam vent’anni prima – rinunciò ai giochi invernali, che furono assegnati per la seconda volta a Saint Moritz (V edizione).

Nel 1952 il programma organizzativo olimpiaco ritornò ai panorami non potuti apprezzare nel 1940: e se Helsinki ebbe i giochi estivi, quelli invernali furono disputati a Oslo (VI edizione).

Finalmente, i VII giochi invernali sono stati assegnati alla città italiana di Cortina d’Ampezzo, dove saranno disputati dal 26 gennaio al 5 febbraio 1956, mentre l’VIII edizione è stata recentemente aggiudicata alla località californiana di Squaw valley, U.S.A..

I giochi olimpici invernali comprendono nel loro programma gare dei seguenti 5 sport: sci, pattinaggio artistico, pattinaggio di velocità, bobsleigh e hockey su ghiaccio. Per quanto ha attinenza ai VII giochi di Cortina, il programma di gare è stato così concretato:

  • Sci, prove nordiche: fondo maschile, km. 15, km. 30 e km. 50; staffetta 4 x 10 km; salto; combinata fondo-salto; fondo femminile, km. 10; staffetta 3 x 5 km.
  • Sci, prove alpine: maschili, discesa, slalom e slalom gigante; femminili, discesa, slalom e slalom gigante.
  • Bobsleigh: bob a due e bob a quattro.
  • Pattinaggio di velocità: m. 500, 1500, 5000 e 10.000.
  • Pattinaggio artistico: maschile, femminile, coppie.
  • Torneo di hockey su ghiaccio.

Per il regolare svolgimento della più grande manifestazione mondiale di sport invernali, il C.O.N.I. ha corredato Cortina di grandiosi impianti: lo stadio del ghiaccio, il nuovo trampolino «Italia», lo stadio delle neve, la pista per il pattinaggio di velocità sul lago di Misurina, mentre ulteriori perfezionamenti sono stati apportati alla già esistente pista di bobsleigh. Al momento attuale, Cortina d’Ampezzo è pertanto il più tecnicamente e modernamente attrezzato centro di sport invernali esistente nel mondo.