Falso 15 c. litografico

Il 15 c. litografico

Il 1863 fu un anno di fermento per la produzione dei francobolli italiani: il contratto con Francesco Matraire era scaduto e tardavano ad arrivare i nuovi francobolli, che erano stati commissionati in ritardo alla ditta inglese De La Rue.

Lo stato italiano non poteva permettersi di rimanere senza francobolli e in particolare quello da 15 c., necessario per affrancare la lettera semplice, scarseggiava.

Ecco quindi che a Matraire venne chiesto di stampare un nuovo esemplare da 15 c. il più velocemente possibile, e il litografo adottò un disegno molto semplice, da riprodurre interamente in litografia e con l'effigie del sovrano non più a rilievo (richiedeva troppo tempo per la stampa). L'emissione è del febbraio 1863.

Se il risultato ha il suo fascino grazie alla semplicità del disegno ed è anche economico da realizzare, non è però al sicuro da falsificazioni, che infatti si presentano presto, a Napoli, in aprile.

Tutti questi falsi sono piuttosto rari, com'è ovvio per dei falsi, che venivano quasi sempre distrutti dal destinatario per non conservare delle prove compromettenti.

Il 15 c. litografico verrà messo fuori corso alla fine del 1863 per far posto alla nuova serie De La Rue.

Hanno tutti un loro valore collezionistico in quanto testimoniano le difficoltà del neonato regno d'Italia di unificare, tra le altre cose, il servizio postale e di rifornire di conseguenza tutti i suoi uffici di francobolli: il 15 c. litografico è la prova di un esemplare approntato e stampato in fretta, che stupisce per la sua essenzialità e che salta all'occhio così inserito tra gli splendidi francobolli del Matraire dall'effigie in rilievo e gli altrettanto splendidi tipi stampati dalla De La Rue.

Falso di Napoli litografico - aprile 1863

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Le prime apparizioni di questo falso sono ad aprile, su corrispondenza da Napoli.

La tecnica di imitazione è la litografia, come l'originale, ma si possono trovare numerose differenze, la più evidente delle quali è l'inclinazione delle linee interne del riquadro dal basso verso l'alto, mentre nell'originale sono perfettamente orizzontali. Le stesse linee sono meno numerose nel falso (da 37 a 50 invece di 52) e più spesse.

Va anche detto che, essendo stampati in fogli da 21 pezzi e trattandosi di una stampa grossolana, ci sono differenze, anche evidenti, tra gli stessi falsi.

Tra i tipi, che rappresentano delle vere e proprie varietà di falsi, si identificano questi:

  • Accento sulla O di ITALIANO, è il tipo più comune insieme a quello 8OLLO

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  • Anziché FRANCO, si legge FRANOO

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  • La B di BOLLO è ribaltata e assomiglia più ad un 8 (8OLLO); è il più comune

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  • La Q di QUINDICI è una O e la R di FRANCO è una F (FFANCO - OUINDICI)

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  • Un ulteriore tipo ha inoltre tutte le diciture più strette e molto più irregolari

Falso di L'Aquila calcografico - novembre 1863

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Gli stessi falsari dei tipi di Napoli si trasferirono a L'Aquila e si rimisero a stampare, sempre col metodo calcografico, in fogli da 14; qua vennero scoperti e processati; esistono alcune buste interecettate dalle autorità ed esemplari nuovi che provengono dal materiale sequestrato.

Il risultato complessivo di questo falso è migliore rispetto ai precedenti; in particolare, le linee sono orizzontali anche se più fitte (da 56 a 67 anziché 52).

Caratteristica inconfondibile è però il colore, grigio ardesia invece di azzurro; è possibile che tale colore sia il risultato del tempo e non di un errore dei falsari, ipotesi avvalorata dal fatto che esistono alcune varietà di tonalità.